Vivere il Natale: panettone o senso di colpa?
12 Dic
Hungry_Franky

Torna l’appuntamento con la rubrica “La Strada per la Felicità

C’era una volta il Natale. C’era una volta la gioia di riunirsi intorno ad un tavolo, tra un segnaposto di carta e una tartina anni ’90, tra una risata e una canzone di Bublè, tra un battibecco tra fratelli e regali poco azzeccati. C’erano una volta le “vacanze”, quelle tanto desiderate, lunghissime, che non appena iniziate, erano già finite. C’era una volta il team panettone, il team panettone-senza-canditi e il team pandoro, nell’aria della festa. C’era l’albero di Natale, e i bambini poco attenti che attentavano alle palline di vetro appese con cura dalla mamma.

C’era una volta il Natale, fatto di gioia, a tratti di malinconia, per alcuni di sofferenza. Ogni persona ricorda e rivive Natali diversi, del proprio passato. Ma una cosa che difficilmente differenzia i vissuti, il comune denominatore, è il cibo. Il cibo come tradizione, unione, cultura, convivialità, piacere. È anche questo, ed è inutile negarlo.

C’era una volta il Natale vissuto con la gioia di assaggiare cose che durante l’anno nemmeno ricordavamo che esistessero, quasi. C’era una volta il tempo lento, la tisana al pomeriggio, coi biscottini alla cannella. Per i più golosi, la cioccolata calda. C’erano una volta i sapori, i colori e i mercatini avvolti dall’inebriante profumo del vin brulè. C’era una volta la serenità.

C’era una volta perché adesso, per molti, non c’è più.

Adesso c’è l’ansia dei pranzi coi parenti, delle calorie in più, dei pasti per “compensare”, delle occasioni da “gestire”, dei macronutrienti da contare. Ci sono i pensieri che offuscano la mente, i sensi di colpa che in anticipo fanno capolino, per poi arrivare a valanga a causa del non essere riusciti a “controllarsi”. Ci sono le strategie per “comportarsi bene”, per evitare di “fare danni”.

C’è il giudizio, nei confronti del cibo e di sé. Quando è successo? Quando è successo che l’aria natalizia è stata soffiata via dal vento del panico? Quando è successo, che il Natale ha perso sapore per lasciare spazio al gusto amaro delle imposizioni? Quando è successo che le persone hanno iniziato a paragonarsi agli atleti nell’approccio al cibo, senza avere gli stessi obiettivi? Quando è successo che il povero torrone è diventato “junk”/cibo sporco/cibo cattivo?

Nota bene: non sto dicendo che non si possa o non si debba stare a dieta, se si vuole, anche nel periodo delle feste. Sto dicendo che forse bisognerebbe valutare bene le priorità: se ci sono momenti che creano malessere, momenti che fanno perdere la serenità, momenti che scatenano comportamenti di discontrollo eccessivo nel voler, paradossalmente, controllare attentamente, forse bisognerebbe accoglierli come segnali per lavorare dentro, per ripristinare quella leggerezza nell’affrontare le occasioni di festa e di convivialità in cui il cibo, volente o nolente, è presente, ma che è un contorno all’evento, e non può diventarne il fulcro. Il cibo è solo cibo, e riprendere un contatto positivo con lui vivendolo come esperienza, senza eccesso ma con consapevolezza, e una visione non giudicante di noi stessi nell’approccio con lui potrebbe essere la chiave per tornare  a vivere determinate occasioni riuscendo ad emozionarsi davvero per il resto.

Psicologa Carolina Strada

Mail: Stradacarolina@yahoo.it

IG: Carolinastrada_

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1 comments on “Vivere il Natale: panettone o senso di colpa?

  1. Nulla di più vero! Mi sono commossa leggendo la prima volta e mi si è stretto il cuore nella seconda parte. Questo perché è triste vedere di continuo sui social quest’ansia per una festività così bella come il Natale, di unione e amore, che sia seppur intorno ad una tavola piena di cibo che allo stesso tempo è stato preparato con amore e con cui siamo la maggior parte cresciuti! Grazie e diffonderò questa rubrica perché lo devono leggere tutti perché tutti devono aprire gli occhi🥰

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