09 Ott
Hungry_Franky

Primo articolo della rubrica “ La Strada per la felicità”.

Primo passo: Accettarsi

“Oh, no. Ancora questa storia che devo accettarmi, ma io non voglio accontentarmi!” lo so che lo stai pensando. Ma partiamo da questi due termini, o meglio dal significato che mi piace dar loro: accettarsi significa prendere atto di ciò che si è, in maniera non giudicante, senza tormentarsi per ciò che non si è. Non prevede che tu debba fermarti lì, invita semplicemente a abbracciarsi nel presente, riconoscendo i propri punti di forza e le proprie debolezze. Perché ne hai, ne hai eccome: sia degli uni che degli altri. Paradossalmente chi non si accetta spesso si focalizza in maniera estrema sulle proprie mancanze, limiti, “difetti”: tutte quelle cose che, semplicemente, ti fanno essere un essere umano. Il problema è il punto di vista: prendi un difetto, lo punti con il faro da detective e lo osservi con la lente di ingrandimento. Eppure di cose belle ne hai, ma se non riesci a vedere le tue risorse, come pretendi di iniziare a cambiare, eventualmente? È proprio per questo che “accettarsi” è sempre utile: perché ti dà una visione ampia e realistica di te stesso e della vita, ti fa cercare strade alternative, ti invita a godere anche del momento presente. Perché se non riesci a riconoscere le tue risorse, e ciò che vedi sono solo i limiti che vuoi superare, probabilmente il percorso risulterà fallimentare in partenza. Accettarsi non vuol dire non volersi migliorare, significa rispettare sé stessi nel farlo: un percorso di miglioramento dovrebbe essere una strada percorsa con sé stessi, non contro sé stessi per scappare da qualcosa che giudichiamo, rimproveriamo, flagelliamo continuamente. Ci sono cose che potrai cambiare e cose invece su cui non hai potere di azione: accanirsi e vivere frustrandosi sulle seconde sarà un inutile dispendio di energia. Accettarle e investire le proprie energie in ciò su cui hai il potere di agire sarà senza dubbio più utile. “E sulla parola ‘accontentarsi’, cosa vuoi dirmi?” Guardala bene. Anche lei, sul futuro, non ti sta dicendo granché. La mia accezione della parola “accontentarsi” è essere (appunto) contenti di ciò che si ha/si è nel qui e ora: non per forza non volersi migliorare, ma essere grati anche adesso, avere una visione positiva del modo in cui siamo. “Ma a me quello che ho/sono adesso non è che faccia impazzire”: ottimo, puoi anche scegliere di non vivere con contentezza adesso, ma dal momento in cui non puoi cambiare tutto con uno schiocco di dita, non ti gioverebbe provare a farlo, imparando a guardare con gratitudine il presente? Il termine con cui vengono spesso confuse queste due di cui ti ho appena parlato è “rassegnazione” a cui spesso si dà il significato di “darsi per vinti ancor prima di iniziare”, oppure “accettare anche le cose che non ci vanno bene, anche se potremmo cambiarle”: questi in effetti non sono fatti molto positivi, anzi.  “Rassegnarsi” implica anche però l’accettare ciò che non si può cambiare (“oddio che brutta cosa!” ma pensa cosa succederebbe appunto se tu ti accanissi sul non accettare e voler cambiare qualcosa su cui invece non puoi agire!!).

E adesso ti/mi chiederai “Sì va beh, ma quindi cosa vorresti dirmi?”. Hai ragione, forse sono stata poco chiara, ho divagato, ho aperto idee senza chiuderle. In realtà era proprio qui, che volevo arrivare: darti spunti di riflessione senza essere troppo specifica .

Mi piacerebbe che tu ti concentrassi su quanto “accettarsi” possa essere utile, in questa vita fatta di rincorsa al miglioramento, alla perfezione, all’essere sempre più avanti. Una gara a chi va più veloce, a chi si ripulisce prima dalla minima imperfezione, dal peccato mortale chiamato “umanità”. Una ricerca affannosa che spesso tutto porta tranne felicità. E allora io ti chiedo solo di fermarti un attimo, prendere fiato e bere un sorso d’acqua; assaporala.

Guardati intorno, guardati dentro e osservati. Che forse certe volte prendere per mano le proprie caratteristiche (tutte) e passeggiare col sorriso in questo percorso chiamato vita può essere una buona soluzione.

Psicologa Carolina Strada

Mail: Stradacarolina@yahoo.it

IG: Carolinastrada_

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1 comments on “PRIMO PASSO: ACCETTARSI

  1. Io non mi accetto per niente.sono intelligente ma per esserlo devo essere tranquillo ed evitare certe cose che mi fanno fastidio( su certe cose che mi fanno fastidio invece insisto).sono ambizioso.ho 47 anni e la mia vita non è stata il massimo, curato da psicologi e psichiatri senza avere grandi risultati. pensi che ho cominciato a prendere medicine a 16 anni. da piccolo ero asmatico.attualmente sto facendo le scuole pomeridiane e evitando come dicevo ho ottimi risultati. A essere sincero tornando alla salute psicologica(conta come sa anche quella fisica) personalmente non credo molto alle malattie mentali, sono solo schematizzazioni che danno utilità a mio avviso alle case farmaceutiche(e anche se avessi una malattia non ho capito ancora, dopo tanti ann,i cosa abbia).sono d’accordo con lei, mi focalizzo sul negativo non pensando alle mie tante qualità ma ho poca fiducia nelle mie possibilità di migliorare… certo sarebbe bello essere sempre al top ma è impossibile….in fondo come tutti non voglio che la mia vita si riveli un insuccesso.ho programmi anche per il possibile dopo diploma, perché non fare psicologia? Cavolo, non ho mai lavorato parte qualche borsa lavoro, una laurea anche triennale mi farebbe comodo…..anche se non esercitassi….insomma mi sento perso…sono molto preoccupato della mia condizione…come le ho detto in sintesi le ho provate tutte….sono stato prolisso, lo so…..sono un po’ così…..mi scusi…mi farebbe sapere la sua idea .
    Marco, persona infelice😔

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