20 Feb
Hungry_Franky

Dopo una piccola pausa torna l’appuntamento con la rubrica “La Strada per la Felicità

“Non posso non farlo”

“Non posso saltare”

“Se non vado mi sento in colpa”

Incastrato tra una lat machine e una super-serie, tra un workout di upper e un giorno low-fat.

Stretto tra regole e schemi, perché “devo”. Devo farlo, come una promessa, un patto da cui non potersi tirare indietro mai.

L’allenamento fa stare bene il corpo e la mente. È un’abitudine che tante persone inseriscono nella propria vita per prendersi cura di sé, per “staccare” dal quotidiano per un’oretta o poco più, per sentire il proprio corpo e perché no, per migliorarlo. L’allenamento è una bollicina colorata che vola in una vita di doveri, di piaceri, di persone. Un pezzettino della nostra quotidianità, una delle foglioline del nostro albero.

Allenarsi non è un problema, anzi! Ma può diventarlo. Può diventarlo quando prende il controllo della tua vita. Quando sceglie per te. Sceglie le compagnie, le uscite, scansiona gli orari. Sceglie di farti essere felice o triste, di farti sentire “a posto con la tua coscienza” o di farti sentire maledettamente in colpa, se non lo fai.

Lo diventa quando diventa il centro, il fulcro, il fine ultimo di una giornata e di un’esistenza in cui ci sarebbe dovuto essere anche altro. Il lavoro, le amicizie, l’amore, la famiglia. Eppure al centro di tutto, prima, durante e dopo c’è la palestra, il pensiero ossessivo di “doverlo” fare. L’uscita fuori diventa un impedimento alla fluida riuscita della propria tabella di marcia, il fidanzato/la fidanzata un intoppo alla propria Legge, il lavoro un’inutile perdita di tempo. Succhia ogni tua energia, quella palestra… Ogni tuo pensiero al di fuori di essa. Assorbe i problemi, ma non li risolve. Isola, e ti protegge da ciò che c’è fuori. Ma mentre ti protegge, intanto ti distrugge.

Una regola, un’imposizione, una corda stretta al petto che lascia un livido invisibile ma doloroso.

Perché? Perché lo fai? “Perché non posso non farlo”. Perché farlo seda l’ansia scaturita dall’idea di saltare. “E se non lo faccio?” Se non lo faccio quali saranno le conseguenze?

Se non lo faccio, che succede?

Succede che vivi. Succede che ti slacci da quelle catene che ti sei stretto addosso, e che non fanno altro che soffocarti. Niente altro.

Succede che ti ascolti, che inizi a prenderti cura di te, davvero. Perché massacrarsi anche quando non te la senti, quando una vocina dentro di te vorrebbe uscire con gli amici a bere uno Spritz (sì, uno Spritz e non una coca zero!) non è amore.

Amore per sé è scegliere l’allenamento col sorriso, ogni volta che si fa. Non venir trascinati in palestra per le gambe dai sensi di colpa che si fanno spazio nei pensieri e nella tua vita.

Fai un passo indietro, respira. Muovere il corpo fa bene, fino a che non gli permetti di farti del male.

Psicologa Carolina Strada

Mail: Stradacarolina@yahoo.it

IG: Carolinastrada_

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